Enrico Bedolo. Life in File

Scrive Enrico Bedolo a proposito del suo progetto Life in File esposto dall’11 aprile alla Libreria Ars di Bergamo: “L’ombra si proietta proprio in quell’angolo dove si consuma la realtà [...] Non è questione di finiture, resa, durata o semplicemente che tutto dista a pochi minuti da dove siamo giunti. È che i confini sono linee trasparenti e in qualche modo infinitamente riscrivibili, ammesso che ce ne siano”. Davvero in ogni immagine è in gioco il limite dove finisce la realtà e comincia qualcos’altro. Che cosa? La finzione? Il sogno? L’illusione? L’illusione non si oppone alla realtà, diceva Jean Baudrillard, non c’è opposizione tra le due, che darebbe all’una il compito di svelamento dell’altra. Il compito della fotografia, produzione di immagini, è di riscrivere i confini di ciascuna.

 

Enrico Bedolo. Life in File


Le fotografie di questa serie di Bedolo ci mostrano proprio questo. L’artista ha fotografato parti di quelle simulazioni che vengono esposte fuori dai cantieri per mostrare come verrà ciò che si sta costruendo all’interno. Oltre a una questione di spazi, subito si noterà il sottile gioco di rovesciamento temporale: la fotografia, che ognuno sa che cattura l’istante che non sarà più, che subito diventa passato, qui invece si presenta come immagine di una promessa di futuro. Ma è solo un inganno, un trompe-le-temps, potremmo dire: l’immagine rappresentata pretende di anticipare il futuro, ma la fotografia di quell’immagine la proietta comunque nel passato dello scatto.

 

Enrico Bedolo. Life in File

 

Allo stesso modo l’inganno riguarda la presunta opposizione tra realtà e illusione: nello stesso momento in cui notiamo il bullone che affiora, il buco arrugginito o la piega del foglio dentro l’immagine e ci compiacciamo di aver risolto l’enigma della finzione, in realtà non abbiamo fatto altro che confessare di essere caduti prima in un inganno di fatto tanto banale quanto impossibile, tanta è l’evidenza che si tratta di simulazioni da computer e certo non di fotografie della realtà. È allora che cadiamo nel vero tranello, e cadendoci annulliamo l’opposizione e spostiamo i confini: è la foto ad essere reale, tutto il resto è immagine, ma anche la foto è immagine e tutto ciò che è rappresentato in effetti è reale. Per rendercene conto abbiamo dovuto interrogarci sul confine e rimetterlo in gioco.

 

Enrico Bedolo. Life in File

 

Questo vale per ogni aspetto di questo gioco, semplice ma in effetti intricato, di Life in File, cioè anche per i confini interni delle immagini, di spazio, di composizione, di narrazione. E perfino di evocazione, che è gioco molto affascinante e sottile. È così che diventano godibili questi luoghi così schematici e geometrizzati, perché inverosimilmente netti ma al tempo stesso compositivamente precisi e appaganti, dai colori approssimativi rispetto alla resa naturalistica ma piacevoli, che siano intensi come certi verdi, rosa, viola, o un po’ slavati e improbabili come in altri casi; per non parlare dell’effetto che fanno le figurine di persone in pose così stereotipate e così poco articolate tra loro da apparire straniate, enigmatiche, metafisiche. Così a volte, per certi effetti, ci vengono in mente rimandi con altre immagini, opere o artisti, evocati da un personaggio o da una luce, da un gesto o da un’atmosfera, e ci pare di stare a guardare un Hopper o un Hockney, per esempio, ma in realtà stiamo guardando piuttosto un Magritte.

 

Enrico Bedolo. Life in File

 

Il risultato di questo inganno non è uno svelamento, dicevano, ma quella che potremmo propriamente chiamare una ambivalenza: le immagini sono insieme realtà e illusione, per cui ci capita che, pur sapendo benissimo che tutto è finto, ci chiediamo cosa penserà mai quell’uomo con la borsa che si è fermato – fissato come in una fotografia – a guardare qualcosa che noi non vediamo, ma che in realtà vediamo, perché è il bordo dell’immagine, il confine appunto, il taglio; oppure ci interessiamo alla telefonata al cellulare della signora uscita perché in casa non c’è campo o è disturbata dai rumori, e che parla dunque con un altrove, di nuovo; o di quella ragazza còlta mentre passa sul bordo della piscina in una strana inquadratura – fotografica – dall’alto.

 

Enrico Bedolo. Life in File

 

E quel passante non sta per caso guardando il bullone affiorato in mezzo alla strada e chiedendosi che cosa diavolo ci faccia dentro il suo mondo? Ci appassioniamo insomma alla vita dentro le immagini – life in file, appunto –, perché Bedolo ha saputo indicarci, riscrivendo un poco i confini della fotografia, che c’è vita dentro le immagini.

 

Enrico Bedolo. Life in File. 11.04 - 10.05 2014

Ars arte +libri (Via Pignolo 116, Bergamo) - inaugurazione: venerdì 11 aprile h. 19.00



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