Che cos'è il segreto?
Intervista impossibile con Georg Simmel

Buongiorno Professor Simmel, posso chiederle una cosa?
Buongiorno a lei giovanotto. A cosa debbo la sua visita? Deve dare per caso un esame?

 

No, professore, sono venuto per parlarle di un argomento di cui lei è specialista: il segreto. Ho letto in un suo testo una frase che mi ha colpito: “Un segreto noto a due persone non è più tale”.
Giovanotto va bene che io scrivo anche aforismi, ma l’affermazione riguarda solo un aspetto della questione che è ben più complessa.

 

Ecco professore, se lei mi permette, vorrei proprio ripercorrere con lei l’intero problema.
Giovanotto, a parte il fatto che non ho molto tempo e che lei può benissimo seguire le mie affollatissime lezioni, si legga quello che ho scritto sul segreto e le società segrete nella mia Sociologia.

 

Professore io il suo saggio l’ho letto, ma non sono sicuro di aver capito, così mi sono permesso di venire sin qui a Berlino, dove lei insegna, per parlarle. So che lei accoglie un pubblico misto nel suo uditorio, persino le donne, ed è stato il primo docente universitario a farlo…
D’accordo. Proprio perché intuisco che lei è venuto da lontano – i suoi abiti mi sono sconosciuti, eppure io ho scritto anche un fondamentale saggio sulla moda – ebbene le farò il favore di riprendere la questione da capo. Dunque, partiamo da un asserto: tutti i rapporti interpersonali si fondano sulla conoscenza gli uni degli altri. Tuttavia, come si sa, non esiste una conoscenza corretta degli altri. A orientare i nostri comportamenti è infatti un miscuglio di verità, errore e ignoranza; mescolate insieme, in percentuali diverse, queste tre cose ci forniscono quotidianamente le regole per il nostro agire pratico, cui poi si aggiunge la “menzogna esistenziale”, ovvero quel tanto di autoconvinzione, d’illusione, di cui abbiamo bisogno nei confronti di noi stessi per continuare a comportarci come ci comportiamo.

 

 

Vuole dire che siamo tutti dei bugiardi?
Più o meno, ma mi lasci continuare. I nostri effettivi processi psicologici sono molto meno logici di quanto non sembri dalle loro manifestazioni; del resto, cogliamo del caos che ci circonda, che chiamiamo realtà, solo quello che ci serve momentaneamente per agire.

 

D’accordo, siamo più irrazionali che razionali, questo lo sapevo già. Ma il segreto cosa c’entra?
Un attimo di pazienza giovanotto e ci arrivo. Nel nostro modo di agire noi non riveliamo dei nostri processi psichici che una piccolissima parte agli altri, solo la selezione più ordinata, o che ci pare tale. Nessuno sa cosa passa nella testa degli altri. E poi se ci ingannano quelle due o tre persone che ci sono più prossime, la vita ci diventa davvero insopportabile. Per questo la segretezza è importante.

 

Vuole dire che il segreto serve ad ingannare o almeno a sopravvivere?
Giovanotto, lei non ha letto molto bene il mio saggio pubblicato nel 1908. Avrebbe infatti capito che lo stato dei rapporti tra gli individui necessita anche una certa ignoranza, e pure una alterna reciproca segretezza. La menzogna è solo la forma molto rozza, e pure contraddittoria, di questa necessità. Per quanto possa distruggere un rapporto, per tutto il tempo della sua durata costituisce un elemento integrante della sua composizione. Si tratta in definitiva di una tecnica positiva e, badi bene, insieme aggressiva, il cui scopo viene raggiunto mantenendo il segreto, cioè occultando.

 

 

Lei mi sta dicendo che siamo spinti a mentire e che questo non è per nulla un male?
Senta, io non so quanto lei sappia di me, e per quanto un mio ex allievo, Ernst Bloch, abbia scritto che io mancherei di una “vera vocazione alla verità”, le posso garantire che possiedo una spiccata moralità: primo capire, poi giudicare. Allora, dicevamo: il segreto è in rapporto alla relazione con gli altri. Ci sono due possibilità estreme: chi sa tutto, non ha bisogno di aver fiducia; invece chi ignora tutto, non può avere alcuna fiducia. Il problema è capire quanta conoscenza e quanta ignoranza devono mescolarsi per render possibile ogni singola decisione pratica fondata sulla fiducia. Un uomo d’affari, un capo di partito o un presidente del consiglio, s’accorda con gli altri in merito a questioni elettorali, o proposte di legge, sapendo quello che c’è da sapere sul suo partner, o avversario. In linea di massima, è quasi tutto noto in funzione del rapporto che si vuole allacciare. Questo nella sfera pubblica.

 

Questa me la segno, perché nel paese da cui vengo da almeno vent’anni si va avanti fingendo di non sapere, e poi c’è chi coltiva il segreto come metodo di governo: uomini che sussurrano ai potenti…
Senta, non so da dove lei provenga e dove vada, ma c’è una regola fondamentale anche in politica: ciò che non viene nascosto può essere saputo, e ciò che non viene rivelato non è neppure legittimo che si sappia. Ma bisogna aggiungere che ogni relazione umana si fonda sul fatto che ognuno sa dell’altro più di quanto costui riveli spontaneamente, e mentre nella relazione ravvicinata svelare cose sull’altro, che lui non vorrebbe farci sapere, è considerata un’indiscrezione, sul piano sociale si tratta di una condizione necessaria per un rapporto stretto e vitale.

 

Allora è bene avere dei segreti e custodirli?
Sa cosa le dico: che il segreto è una delle massime conquiste dell’umanità. Tramite il segreto si ottiene un infinito ampliamento della vita perché molti dei suoi contenuti non possono affiorare nel caso in cui tutto venga reso pubblico.

 

Lei distingue tra segreti privati e segreti pubblici, mi pare di capire. Ma come facciamo a difenderci dall’intrusione degli spioni elettronici attuali e al tempo stesso non è forse giusto rivelare i segreti come hanno fatto Ellesberger per i “Pentagono papers”, Manning per i Wikileaks e Snowden per lo spionaggio web degli Stati Uniti…?
Non so a cosa si riferisca con questi nomi. Elettronico? Cosa vuol dire?

 

 

Mi scusi, sono cose che verranno dopo…
Giovanotto, visto che mi provoca, le dirò in forma aforistica il mio pensiero al riguardo: Non è il segreto a stare in connessione diretta col male, ma il male col segreto. L’immoralità si nasconderà sempre. Ma stia attento a non commettere uno sbaglio assai diffuso, per cui si ritiene che tutto ciò che è segreto è rilevante. Errore fatale. Aggiungo un’altra cosa che intuisco dal suo sguardo potrebbe interessarla: da quando il commercio di beni avviene attraverso il denaro, è possibile una segretezza altrimenti irraggiungibile. La comprimibilità del denaro può far diventare ricco un uomo solo facendogli scivolare in mano un assegno; inoltre per la sua astrattezza si possono celare le transazioni; infine, il denaro consente comunque l’azione a distanza. Il segreto è all’apice con l’economica monetaria.

 

Con l’elettronica, con il web, con internet, non sarà più così…
Cosa sarebbe questa elettronica, questo web? Mi dica, sta forse per finire il segreto del denaro?

 

Professore non so, io provengo da una luogo dove si tende alla trasparenza…
Non avete più segreti? Molto interessante. Mi spieghi meglio.

 

Le confesso che ne so poco. In verità sono venuto qui da lei per capire meglio. Sa da noi si parla molto di fine del segreto, di necessità della riservatezza e nel contempo di trasparenza… Non ho le idee chiare. Se permette verrei a seguire i suoi corsi. Quando comincia?
Si accomodi in aula, tra poco inizio. Il tema di oggi credo la interesserà: l’ornamento come opposto del segreto. Sa un architetto parla tanto dell’ornamento come un delitto, ma l’ornamento ha proprio lo scopo di attirare l’attenzione degli altri su chi lo porta. Importantissimo. Il contrario del segreto. Venga c’è posto, anche se non proprio in prima fila. Ma se dice da dove viene, se mi spiffera il suo segreto, posso anche chiudere un occhio. Alla Simmel.

 

Questo testo è stato letto in occasione della Milanesiana 2013
 



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