Non sei mai stata così bella

Non sei mai stata così bella, oltre a essere uno scatenato musical con Fred Astaire e Rita Hayworth, è una di quelle frasi che gli sceneggiatori dell’epoca d’oro di Hollywood mettevano in bocca a fidanzati impacciati che cercavano di ottenere il bacio di fine serata dalle Doris Day di turno.

 

«Milano non è mai stata così bella» è anche una frase che si sente risuonare in questi giorni girando per la città: la Darsena finalmente riempita d’acqua, il Centro messo a nuovo e un fiorire di iniziative, mostre, concerti, incontri che gonfiano le gote dei lodatori della città. Orgoglio meneghino? Concerto di bauscia? Può darsi, ma lo spirito autoincensatorio cittadino va insieme alle lamentele sul fatto che i famosi turisti dell’EXPO in città non arrivano. La delusione dei negozianti e dei ristoranti, gli «io lo avevo detto» dei taxisti, trovano ampio spazio nelle pagine locali dei quotidiani.

 

Fondazione Prada, Milano, veduta della mostra "Serial Classic" a cura di Salvatore Settis

 

2,7 milioni è il numero ufficiale dei visitatori del mese di maggio, anche se non si quanto siano le visite dopo le 19, quando il biglietto d’ingresso costa 5 euro, e quali siano i numeri delle scolaresche. Ci sono infatti bambini veterani dell’EXPO che discettano sulle attrattive dei padiglioni: ci sono stati con la scuola, con la famiglia e ora si apprestano ad andarci con l’oratorio estivo. A una classe che incontro fuori dal Castello Sforzesco, scortata da due minuscole suorine, chiedo se ci sono stati, all’EXPO. «No, no, ma vogliamo andarci, anche se non ci porta la scuola». Son da quelle parti per capire se le lamentele dei milanesi hanno un fondamento. In effetti, è una pausa pranzo infrasettimanale, in giro ci sono un po’ di stranieri, ma né più né meno di altri anni. Mi fiondo allora sull’unica coda: una cinquantina di persone stanno aspettando di vedere la Pietà Rondanini nella nuova (e convincente) collocazione studiata da Michele De Lucchi. A occhio è un pubblico EXPO: qualche francese ricorda maliziosamente gli scandali che hanno preceduto l’evento, degli angloindiani imbracciano una Lonely Planet. Si attende 10 minuti pazienti prima di vedere il capolavoro di Michelangelo che, naturalmente, non delude nessuno. Turismo da highlights? Proseguo verso la Galleria Vittorio Emanuele, dove ho letto che si possono percorrere dei nuovi camminamenti che consentono di osservare la Galleria dall’alto e il Duomo da una prospettiva inedita. I lavori non sono finiti e l’ingresso costa 6 euro anziché i 12 previsti, ma non c’è quasi nessuno. C’è solo un gruppetto con badge che ha l’aria di fare un’ispezione. Insieme a loro mi infiltro nell’area chiusa al pubblico che porta al ristorante Pavarotti che deve ancora aprire i battenti. Due operai dell’impresa Percassi chiedono a un accompagnatore: “ma come, non ce la presenti ?”. Lei allunga la mano e i due pronunciano il proprio nome. Lo stile è, suppergiù, quello della regina Elisabetta, l’interprete Nicoletta Mantovani, vedova Pavarotti. L’insieme mi sembra una trappola per turisti, ma staremo a vedere.

 

 

In una giornata di festa vado a vedere la nuova sede della Fondazione Prada, in una zona che ai tempi della Ragazza Carla di Pagliarani era «non più verde e non ancora piattaforma cittadina». Appena arrivato incontro e abbraccio Alioscia dei Casino Royale. Mi accorgo rapidamente che il tipo di pubblico è quello dei milanesi che si incontrano alle vernici, o di chi cala in città per le fiere dell’arte. In effetti ne vale la pena: la cittadella dei Prada, una ex distilleria, un complesso industriale riprogettato da Rem Koolhaas, in cui si mescolano con successo strutture nuove alle preesistenti, è molto suggestivo. Così la mostra allestita da Salvatore Settis sulle copie delle sculture classiche, una provocazione intellettuale intelligente, anche se mi chiedo se l’attenzione distratta che noi riserviamo all’arte quando ci è proposta in dosi esorbitanti non abbia origine proprio dall’ellenismo. Agli eleganti custodi nelle castigate divise firmate Prada chiedo se sono arrivati fin lì (tram 24 dal Duomo o metrò) i turisti dell’EXPO. “Qualcuno” è la risposta.

 

L’impressione generale della Milano del primo mese di EXPO è di essere invitati a un surprise party, a una festa a sorpresa: il buffet è allestito, gli ospiti sono tutti arrivati, ma manca il festeggiato. Arriverà?



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