La memoria come ritorno. Progetto di restauro digitale del patrimonio sonoro di Nuto Revelli

C’è un modo per tornare, riguardare il mondo tradizionale contadino e i suoi territori – nella fattispecie quello della Provincia Granda del Cuneese fissato nelle testimonianze raccolte tra gli anni Sessanta e Ottanta da Nuto Revelli – attraverso un’interrogazione, ogni volta nuova, della sua memoria. L’occasione è offerta dal progetto della Fondazione a lui dedicata di dare una voce inedita all’archivio orale delle testimonianze del Mondo dei Vinti e dell’Anello forte digitalizzando l’archivio sonoro con un percorso interno di indicizzazione e “taggaggio” dei molteplici percorsi tematici interni al migliaio di ore di racconti orali: dalle guerre al partigianato, certo, ma anche alimentazione, religiosità e credenze, medicina popolare, sessualità… Un progetto avviato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, che attraversa orizzontalmente diverse discipline: dalla storia all’antropologia culturale (tra i nostri consulenti ci sono il dialettologo Tullio Telmon dell’Università di Torino e gli antropologi Lucia Carle dell’Università di Firenze/École des hautes Études, Marco Aime dell’Università di Genova e Vito Teti dell’Università della Calabria). L’intento è, al di là dell’ambito della ricerca, di dar forma a una banca dati online, accessibile a tutti.

 

I materiali audio saranno caricati progressivamente ma accessibili già dalla fine dell’anno in corso (quelli su Uomini e Donne della Resistenza, in collaborazione con il Centro studi Piero Gobetti, saranno presentati in forma esemplare, già dall’aprile) e permetteranno di possedere una vera e propria mappa per raggiungere le case, gli orti e i fienili, i campi di battaglia di tanti infaticabili testimoni, ultimi superstiti di un mondo secolare vinto e a rischio di rimanere muto, abbandonato; le vallate montane, in particolare, sono state testimoni di un forte spopolamento per l’apertura in pianura di numerose fabbriche negli anni del boom, anche se oggi numerosi giovani hanno scelto di farvi ritorno. Complice certo la crisi economica e la sempre maggior difficoltà di trovare un lavoro, ma anche una visione diversa di percorsi esistenziali e di lavoro plausibili: si sono predisposte, fra l’altro, a tal fine, su iniziativa della Rete del Ritorno, specifiche scuole per nuovi agricoltori e nuovi artigiani presentate nella grande fiera milanese Fai la cosa giusta del 18-20 marzo. 

 

Il tornare a quelle testimonianze, non solo tra le pagine magistrali scritte da Nuto Revelli, ma accostandosi a quelle voci, produce un ulteriore spaesamento rispetto al mondo lontano della tradizione introducendoci a un codice comunicativo altro e dotato insieme, per certi versi, di un’insospettata potenza: colpisce l’atto rituale del racconto di memoria, mix di parole e di immagini interne, dove la parola non è solo semplice enunciazione ma presuppone ciò che gli antropologi chiamano “l’insegnamento del dire”. Dove le parole, sapientemente combinate secondo un codice tradizionale, con pause e ripetizioni, col solo nominare trasformano e svelano. Tutto questo non ha nulla a che fare con la nostalgia, apre semmai a un futuro diverso dal presente e dal passato prossimo che ha condannato quei luoghi (e quella cultura), annichilendoli come marginali e riducendoli a una sorta di terra di nessuno, di vuoto a perdere.



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