Milano Anni 70: l’immagine al potere

Negli anni Settanta l’immagine era dappertutto: negli studi degli artisti, nelle gallerie, lungo le strade, nei palazzi e nelle vie, dentro le sedi dei partiti o dei sindacati, sui muri, nei giornali, dentro gli obiettivi dei fotografi. Forse si può cominciare proprio da qui per parlare di “Addio anni 70”, la mostra curata da Francesco Bonami e Paola Nicolin, dedicata alla realtà artistica milanese del decennio, dalle foto di Carla Cerati, che coglie la vita mondana ma anche i manicomi, di Gianni Berengo Gardin che descrive case di ringhiera, cortili e piazze, di Cesare Colombo che segue i cortei e fissa gli attivisti del Movimento Studentesco, di Maria Mulas che distorce con un obiettivo apposito i corpi e i volti della intellighenzia milanese al Pac durante l’inaugurazione di una mostra, di Lelli e Masotti (uno dei lavori più poetici dell’intera esposizione) che fissano la performance di John Cage al Lirico, di Ugo Mulas che memorizza la strabocchevole piazza del Duomo ricolma di uomini e donne per il funerale dei morti di Piazza Fontana, di Gabriele Basilico che ritrae la folla alla Festa del Proletariato giovanile nel 1976.

 

Gabriele Basilico, Proletariato Giovanile 1976.

 

Milano è stata in quel decennio un crocevia di scrittori e artisti, un punto di passaggio, e anche di sosta, di gran parte del mondo artistico e letterario italiano, con la presenza, per nulla casuale o saltuaria di tanti autori, da Marquez a Foucault, dai Becher a Arakawa. L’idea che la mostra – una passeggiata intensa e al tempo stesso icastica – suggerisce è proprio quella di un caleidoscopio d’immagini e di vite, di opere e d’idee, di incursioni e di fughe, dentro una realtà sociale e politica in grande ebollizione; sullo sfondo la morte di Pinelli, i conflitti, gli scontri di piazza (ma qui niente terroristi o autonomi con la pistola), che tuttavia restano, almeno in parte, fuori quadro, poiché al centro della descrizione e della narrazione c’è l’arte visiva, in senso stretto. Quello del paesaggio sociale e politico è come un inevitabile rinvio, una sponda, su cui sembrano rimbalzare le opere esposte da Agnetti a Baruchello, da Alviani a Castellani, da Alfa Castaldi a Cesare Colombo, da Claudio Costa a Luciano Fabro. Un posto a sé, poi, occupano poi le performance di Laurie Anderson, di Robert Wilson e Christopher Knowles, di Sonic Arts Union e di Franca Sacchi alla Galleria di Salvatore Ala a metà del decennio, ricostruite attraverso scatti fotografici e filmati d’epoca, ma anche i disegni per l’intervento di Gordon Matta-Clark a Parigi negli edifici abbattuti per far posto al futuro Beaubourg, i cui disegni sono esposti a Milano nel novembre del 1975.

Milano era la città di galleristi importanti in quell’epoca come Massimo Valsecchi o Carla Pellegrini, di collezionisti privati, da cui giungono i materiali qui offerti allo sguardo dei visitatori.

 

Ugo Mulas, Il laboratorio. Una mano sviluppa, l’altra fissa (a sir John Frederik William Herschel) 1970-72, Archivio Ugo Mulas.

 

Una mostra caleidoscopio perché quel decennio, i Settanta, è difficilmente racchiudibile entro un’unica definizione o “forma”, ma suggerisce continue configurazioni, basta ruotarne il punto di vista. A Palazzo Reale, dove la mostra sarà visitabile gratis – anche questo un lascito di quegli anni? –, dentro le stanze del palazzo storico abitano lavori che rendono espliciti i fili che legano la pittura alla performance, l’intervento letterario (il grande tavolo di Nanni Balestrini, artista, scrittore, animatore culturale, editore) alla scultura, la fotografia (le “Verifiche” di Ugo Mulas) ai collage e agli interventi sonori. L’arte che appare in questa esposizione è realizzata allo stesso tempo dentro piccoli studi e all’aperto, in piazza. Ogni opera sembra voler cogliere lo spirito dell’epoca, cavalcarne l’onda del momento, allora pensata come lunga, e al tempo stesso ne risulta come travolta. Ci sono lavori che giganteggiano per la loro forza tellurica come le “Antropologie disseppellite” di Claudio Costa o i frammenti di cemento e vetro di Giuseppe Spagnulo, oppure le sculture di Guseppe Uncini, dove si specchia l’istinto di morte del periodo, e invece segni leggeri, aerei come quelli di Ugo La Pietra o Franco Vaccari che aprono già al decennio successivo. Ci sono scrittori che sono anche artisti visivi come Gian Emilio Simonetti, o lo stesso Balestrini, che evocano l’idea di una fusione e superamento delle arti e dei mestieri a venire.

 

Cesare Colombo, La Città Ideale, 1980.

 

Guardando le immagini e i ritratti degli intellettuali e scrittori, non si può non pensare che i Settanta finisco nel 1978, con la morte di Aldo Moro, con l’apoteosi del terrorismo brigatista, che è anche però la sua fine militare e soprattutto politica. Due anni dopo, in un Medioevo d’invenzione, proiezione del medioevo d’elezione, in cui il terrorismo delle stragi e dei delitti aveva gettato il paese, arriverà Gugliemo da Baskerville, controfigura del professor Eco – presente in almeno due o tre scatti sui muri della mostra – a chiudere il decennio del secolo breve, e a tentarne una sintesi politica e culturale nel Nome della rosa. A Palazzo Reale, per fortuna, la sintesi non c’è, perché il decennio cui si vuole dare l’addio non è facile da chiudere; ma almeno in quest’occasione lo si potrà rivisitare, e discutere, attraverso le immagini e le forme; un lungo percorso ancora tutto da fare, e rifare, attraverso le complesse vicende dei singoli artisti.

 

Questo articolo è comparso in versione ridotta su La Stampa.

 

Addio anni 70. Arte a Milano 1969-1980, Palazzo Reale, Milano. Inaugurazione: mercoledì 30 maggio. In mostra: dal 31 maggio al 2 settembre.

doppiozero organizza il public program della Mostra: una serie di lezioni tenute da esperti, su temi di attualità legati agli anni 70. Il programma è composto da un ciclo di cinque lezioni tenute da importanti studiosi, ogni giovedi alle 19.00 circa, nel cortile di Palazzo Reale e con ingresso gratuito.

 

Questi gli argomenti, le date e i relatori:
21 giugno _ Politica: Giorgio Boatti
28 giugno _ Sesso e moda: Luca Scarlini
5 luglio _ Grafica e poesia visiva: Giovanni Anceschi
12 luglio _ Letteratura: Marco Belpoliti
19 luglio _ Cinema: Luca Mosso 

 

 



  • Carla Cerati, serie Nudi, 1974.
    Carla Cerati, serie Nudi, 1974.
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Commenti: 1

Paolo Paolone Lun, 04/06/2012 - 10:56

La fine degli anni 60 e inizio 70 a Milano sono stati vissuti a livello personale con sentimenti contrastanti; coglievo il nuovo che si affacciava ed intensamente lo auspicavo –l’uscita da una società ingessata-ma anche i pericoli che degenerasse da un lato in contestazioni ed atti violenti e dall’altro nella sostituzione della realtà su cui lavorare per il cambiamento, con l’immagine fine a se stessa. Milano era il crocevia di grandissimi fermenti culturali, ma allo stesso tempo luogo di giorni molto grigi; il tradizionale riformismo meneghino si trovava di fronte a esiti imprevisti e aveva difficoltà a riconoscere e metabolizzare questa realtà . All’inizio degli 70 lasciai Milano e tutto l’ambiente culturale che frequentavo ; cambiai anche tipo di lavoro.

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