Quel che resta del resto

Cioè. Voglio dire. Nella misura in cui. Una sorta di…

A ciascun periodo il suo intercalare. Le parole che si infilano in ogni incontro, in ogni intermezzo, in ogni conversazione.

 

Pensavo – ascoltando le voci di Radio Tre - che questo fosse il periodo di “una sorta di…”. E non a caso: siamo in una fase dove su ogni fronte è difficile definire e precisare. All’esattezza dunque ci si avvicina per approssimazioni progressive, per passi successivi e somiglianze che si svelano a poco a poco.

Mi sbagliavo. L’intercalare che si sta imponendo è un altro: “il resto tutto bene”.

 

Due si incontrano:

– Come va? – chiede uno.

– Il resto tutto bene! – risponde l’altro.

 

Ma che razza di risposta è?

In situazioni e città diverse, più volte ho sentito negli ultimi giorni questo scambio di battute. All’inizio non avevo capito. Convinto di essermi perso la parte iniziale della risposta. Invece no, la risposta è proprio quella: “il resto tutto bene!”.

 

È evidente che chi risponde ha un problema. Un peso che sta portando. Una difficoltà contro la quale sta sbattendo la testa. Però, il macigno lo si salta a piè pari. Lo si segna come assente. Forse perché è simile a quello di tutti (la crisi?, il lavoro?, il futuro?) e non vale la pena di parlarne. O, forse, perché è così scavato dentro ciascuno da non essere dicibile. Almeno di questi tempi frettolosi.

 

Comunque ora, nel salutarsi, si è presa questa abitudine. Il resto tutto bene.

Di quel che resta, del resto, si tace.



  • Henri Cartier-Bresson, Palermo, 1971
    Henri Cartier-Bresson, Palermo, 1971
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Commenti: 8

Luca Ven, 12/10/2012 - 10:56

Molto appropriato e la foto stupenda

Anonymous Ven, 12/10/2012 - 10:56

a parte tutto, va bene. Così rispondo io.

Marco Castoldi Ven, 12/10/2012 - 11:22

Forse questo tipo di risposta deriva dal fatto che colui che risponde ritiene la domanda che gli viene rivolta retorica in partenza (forse solo per gentilezza o forse come incipit intercalare di un discorso). Se così fosse, chi risponde è di fronte ad un aporia: se esprimesse con sincerità, sentirebbe di esternare un pensiero privato che non verrà tenuto in adeguata considerazione. Se dissimulasse il suo malessere darebbe una risposta tranquillizzante ma semplicemente di circostanza, ovvero senza nessuna informatività.

allora si risponde senza rispondere, lasciando annusare i pensieri veritieri senza tuttavia affidarli ad un ascolto che si ritiene inadeguato.

Andrea Giardina Ven, 12/10/2012 - 15:30

C'è anche la domanda-approccio universale: "Tutto bene?",
presunzione di tranquillità, preferita al più inquietante "Come stai?".

Silvia Migliaccio Ven, 12/10/2012 - 19:30

Dovrei tacere per non essere inopportuna. Mi accompagna invece un che di aleatorio e vago: "...grazie...."
Di cosa? Qui mi fermo e taccio.

tambu Ven, 12/10/2012 - 23:22

"mi sono fatto una famiglia, ma per il resto tutto bene", diceva il poeta http://youtu.be/i3m3dBnlvZA

forse Ven, 12/10/2012 - 23:28

Certo è proprio una strana risposta. Poi a proposito di modi
forse è anche perché non si osa più fare domande alle quali poi nessuno risponderebbe. Si entra nel gergo per evitare la frustrazione di certi silenzi, anche legittimi non dico . A me è capitato di voler sinceramente sapere come stia qualcuno e mi son sentito dei silenzi lunghi anni in risposta oppure delle frasi evasive che fan capire che la domanda dà fastidio. Così la volta dopo, con altri e in altre ere, nel caso, ci si rifugia nel 'gergale', rassicurante, qualunque , meno rischioso. Essendomi accorto di questo rischio di dar fastidio , ho smesso di parlare del tutto. Così neppure a me chiedono più Come va? Come stai? Tutto a posto? Tutto bene? Dimmi tutto ( si usa al telefono) Come andiamo ? Ci sei ancora? Allora , resisti ? ( di solito dice così mia madre) . Le risposte sarebbero varie Bene grazie. Tutto bene. Insomma.. Ho avuto momenti migliori. Si sta come d'autunno ... Domanda di riserva? Io bene ma dimmi di te . Tu cosa dici? Tiriamo avanti. Come va? Va. La facciamo andare. Fin che la barca va..
Ma , aggiungo, la risposta di Silvia è belllissima. Per la parola Grazie penso che intenda dire che è abusata. Personalmente la utilizzo anche io un po' troppo spesso, credo per via del fatto che penso sarebbe l'ultima parola che vorrei dire, nel caso sul letto di morte mi capitasse di aver la possibilità di dire qualcosa . ( comunque credo anche che quel tipo di risposta sia perchè di solito il discorso prima aveva al suo interno la domanda E per il resto ? )

BabiBong81 Lun, 15/10/2012 - 17:19

– Come va? – chiede uno.

– Il resto tutto bene! – risponde l’altro.

Ogni comportamento ha valore di messaggio e siccome non è possibile avere un non-comportamento, non è possibile non comunicare. L’inattività, il silenzio, l’indifferenza, l’urlo, il sonno, la risposta verbale: tutto è comunicazione. Rispondere - il resto tutto bene! è la giusta risposta ad una domanda retorica manda lo stesso messaggio del viaggiatore con gli occhi chiusi, non vuole comunicare il suo vero stato emotivo del momento e mi chiedo perché dovrebbe farlo. Nel dire semplicemente "ciao come stai?" c’è un momento propositivo che è il mio saluto e un momento imperativo ("e tu?" ( Ed io, o chi per me.. perché dovrebbe veramente aver voglia di raccontarmi come sta? e se io rispondessi bene, come è solito fare sarebbe una comunicazione sincera, perché dovremmo limitarci sempre a colloqui di circostanza? Si potrebbe rispondere la verità o almeno così si potrebbe pensare ed io mi chiedo perché dovrei dire a tutti come sto veramente? La maggior parte delle persone che me lo domandano ogni giorno che ruolo marginale occupano nella mia vita? insignificante è la risposta che penso e quindi non ho voglia di dare informazioni e particolari sulla mia persona. Questa domanda - Ciao come stai? A questa domanda si possono avere più tipi di risposta: è importante chiarire che si parla di comunicazione in termini di relazione quindi la risposta è sul piano della relazione e non dei contenuti, ossia non importa quello che dico ma come, perchè, a chi.... e secondo me la cosa più importante è A CHI... . Motivo per cui la risposta spesso è di circostanza, inutile, priva di un vero contenuto. La mia comunicazione può essere accettata e/o confermata, ossia al mio messaggio relazionale l’altro risponde positivamente (ottengo conferma sul piano della relazione) ad esempio dico "ciao" e l’altro muove la mano in segno di saluto; può essere rifiutata, ossia al mio messaggio relazionale l’altro non risponde positivamente (ottengo un rifiuto sul piano della relazione) ad esempio dico "ciao" e l’altro mi risponde "non ho voglia di parlare con te"; può essere rifiutata attraverso l’utilizzo di un sintomo, ossia il soggetto che deve rispondere fa finta di essere impossibilitato a rispondere per giustificarsi, in modo da non essere biasimato; può essere disconfermata o squalificata: questo tipo di risposta ha alla base una risposta del tipo "tu non ci sei, per me non esisti", ad esempio dico "ciao" e l’altro si volta e se ne va. In termini di relazione è la risposta più patologica che si possa avere in quanto nega l’esistenza del soggetto da cui proviene il messaggio.
Ogni comunicazione, poi, non soltanto trasmette una informazione ma contemporaneamente impone un comportamento, quindi è composta da due parti fondamentali: il contenuto (informazione) e la relazione (comportamento) ed io odio queste costrizioni o la mia impossibilità a sentirmi libera di rispondere veramente cosa provo e sento e quindi in genere non sopporto la domanda - Ciao come stai? e non mi sopporto tanto neanche quando io stessa la pongo con superficialità per mancanza di argomenti. Ovvio ritorniamo al famoso .. a chi, perché nel caso in cui domandassi ad una persona che mi è a cuore come sta, sarebbe tutta un'altra questione ma non significa che l'altro dovrebbe sentirsi comunque libero di dirmi come sta veramente e il tutto diventa un cerchio senza uscita, pregno delle circostante o limitato alle buone regole dell'educazione ma che centra poco con un sincero rapporto di comunicazione.La relazione è un metalinguaggio rispetto al contenuto, ossia è un elemento che lo classifica e lo definisce. Infatti il messaggio relazionale, cioè il comportamento, è più difficile da interpretare ma è più forte del contenuto: in ogni relazione è molto importante il termometro emotivo. Il contesto è un elemento fondamentale per comprendere la comunicazione in quanto è la matrice dei significati, qualifica i messaggi e aiuta a discriminarli.E’ il contesto che fa leggere un sistema in un modo piuttosto che in un altro. Per cui, se io cambio il contesto ad un evento, cambio l’evento stesso. Concludo dicendo che la risposta del tizio X è perfetta.. potrei riutilizzarla nella vita reale, fantastica per arginare stupide risposte di circostanza. Babi

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