Dove migrano i Golem quando s’installano nella soffitta di casa

 

L’aleph di Alzheimer

 

Il nome s’installa nella malattia come un Golem nella soffitta di casa, ma i Golem a volte prendono vita propria.

 

1906. Alzheimer seguiva da tempo una paziente che si chiamava Auguste D., morta a cinquant’anni circa, età avanzata per l’epoca. Dopo la morte della paziente, Alzheimer intraprese l’analisi dei tessuti cerebrali. Scoprì i nodi neurofibrillari, tipici di questa demenza. Da quel momento Alzheimer non designa più il medico, ma la malattia. Implosione linguistica, nome proprio e diagnosi precipitano nel nome della malattia. Alzheimer diventa una demenza.

Nella Storia della Follia, Foucault dedica diverse pagine, poco frequentate, alla demenza. La demenza – dementia, amentia, fatuitas, stupiditas, morosis - è assenza del pensiero (parte seconda, capitolo terzo, paragrafo primo). L’opposto della malinconia che è un pieno (Satur nous).

 

La leggenda del Golem parla di un gigante eteropoietico di argilla, una scultura che prende vitaquando la parola verità - emef in ebraico - viene scritta sulla sua fronte e muore quando l’aleph viene cancellata, mef significa morte. Demente, obbediente, consenziente. Fino a un certo punto, come il gigante di Frankenstein, fabbricato cucendo insieme gli organi dei cadaveri illegalmente dissepolti, per l’esercizio della chirurgia.

 

La malattia, la sindrome - insieme di sintomi che compongono il quadro diagnostico - prendono il nome del medico che si suppone le abbia inventate. Dove invenzione non è, come in letteratura, prodotto immaginario, ma nome della malattia. Finché c’è l’aleph della verità la malattia persiste, quando si toglie, la morte.

 

La demenza di Tourette, la morte di Simmonds

 

1884. La sindrome di Gilles de la Tourette è un omaggio a Tourette. Tourette, morirà vent’anni dopo, rinchiuso in un manicomio per un attacco di demenza (neurolue) a mostrare che chi cura non è esente dalla malattia. La sindrome tourettiana, un tempo forma isterica, oggi è disturbo neurologico, trattato con neurolettici, unica traccia indiretta l’uso di aloperidolo: farmaco per il trattamento della schizofrenia, un tempo definita dementia praecox.

 

1874-1914, la belle époque. I Golem migrano, cambiano interpellazione, vengono attribuiti a campi diversi del sapere medico/psicologico a seconda dei tempi. L’anoressia isterica di Lasegue (1874), diventa sindrome di Simmonds (1914), che scopre - in alcune pazienti, dopo l’autopsia - un danno alla ghiandola pituitaria. Il danno produce assenza d’appetito, rifiuto del cibo, porta la paziente a morir d’inedia. Nel secondo dopoguerra Selvini-Palazzoli si accorge che le donne anoressiche, all’epoca assai poche, hanno una gran fame e digiunano volontariamente. Così Simmonds se ne va dal soffitto e la sua sindrome – detta anche cachessia pituitaria - diventa anoressia mentale. Molto lentamente l’interpellazione endocrinologica perde terreno e l’anoressia torna a essere argomento psicologico.

 

Il sosia di Capgras e il prigioniero di Ganser

 

1923. Vi sono Golem che permangono installati alla soffitta della stessa malattia, tuttavia l’interpellazione scivola verso differenti linee di fuga della mappa clinica. Così accade a Capgras. In un Bollettino della Società clinica di medicina mentale appare un saggio di Joseph Capgras e Jean Reboul-Lachaux intitolato L’illusione del sosia. Il delirio di Capgras consiste nella negazione dell’identità intima di una persona cara, nell’affermazione che sia semplicemente un sosia, pur avendo tutte le caratteristiche somatiche che permettono al paziente di riconoscerla. A quel tempo Capgras pensava a una forma di psicosi e usava la locuzione disconoscimento sistematico per definire il tratto fondamentale del delirio del sosia. Oggi la sindrome di Capgras è catalogata come conseguenza di un danno neurologico ai lobi temporale e frontale destro.

 

1898. Ci sono linee di derivazione molteplici che rispondono al medesimo Golem. Ganser - medico quasi ignoto, se non per avere inventato la sindrome di Ganser - lavorava presso le carceri di Halle in Germania quando osservò che la prigionia generava, in alcuni soggetti, condizioni allucinatorie floride associate a forme di grave disaffezione, difficoltà a sostenere un semplice colloquio, disordini dissociativi. Alcuni osservatori avevano associato questa sindrome allo sviluppo di personalità multiple. Oggi la sindrome di Ganser è definita pseudodemenza. Il prefisso pseudo rimanda alla finzione. Si fingerebbe d’esser demente in modo perverso. Si è pensato che queste condotte dipendano da strategie per ottenere vantaggi personali, come la libertà vigilata, o arresti domiciliari. Scienza cinica, che si dissolve rapidamente in attività di pubblica sicurezza. Pochezza, linguaggio da caserma, se confrontato con le meravigliose descrizioni di Ganser.

 

Che fine farà Asperger?

 

Esempio contemporaneo. Stiamo assistendo alla cacciata di Asperger dalla soffitta. Noto per la sindrome di Asperger, una sorta di autismo più lieve, meno marcato, descritto negli anni Quaranta del Novecento in Austria. Asperger usò il termine autismo mutuandolo da Bleuler, che l’aveva già usato per definire i sintomi di un particolare tipo di schizofrenia. Asperger dà al termine una valenza diagnostica, descrivendo un tipo di chiusura relazionale che osserva in alcuni bambini. Lo stesso termine è contemporaneamente usato da Kanner negli Stati Uniti. Le descrizioni di Kanner sono più infauste, tanto che si pensa di definire autistica la patologia di Kanner, mentre ad Asperger si attribuisce la parte lieve del disordine. Il tutto riassunto nel quadro dello spettro autistico. Col tempo, l’autismo viene sempre più concepito come condizione neurologica costitutiva, piuttosto che come patologia relazionale.

 

Così, da alcuni anni, si è costituito un movimento identitario di persone con la sindrome di Asperger che, come portatori di questo disturbo, rivendicano un sapere proprio sulla loro condizione clinica e intendono definirsi neurodiversi. A torto o a ragione il movimento ha preso piede in tutto il mondo, le persone si autodiagnosticano e alcuni esponenti del movimento giungono al punto di proporre criteri diagnostici per la neurotipicità, caratteristica della maggioranza della popolazione mondiale: interazioni oculari eccessive, iperloquacità, forte attitudine alla distrazione da un compito, ecc. Chi sono i neurotipici? Siamo noi, chi più chi meno.

 

La Task Force [sic!] che sta redigendo la quinta edizione del più importante manuale per la diagnosi psichiatrica e psicologica, risponde cambiando il nome alla sindrome di Asperger, che forse diventerà Mild Autistic Disorder, il cui acronimo suonerebbe mad e Asperger sparirebbe dalla medicina diventando un semplice Golem identitario, svuotato di senso clinico.

 

Come rispose Gadda alla domanda sul perché avesse chiamato quel suo romanzo La cognizione del dolore. Cognizione: procedimento conoscitivo, graduale avvicinamento a una nozione. Non credo abbia a che fare con il cognitivismo imperante (magari!), unico metodo accreditato per guarire l’autismo.

 



Tags dell'articolo:



Articoli correlati

Matteo Borri. Storia della malattia di A... Enrico Manera

Nel secolo di Alzheimer
Marco Belpoliti

Atelier dell'Errore
Marco Belpoliti

Il ghetto e la crisi
Pietro Barbetta

Viseità
Pietro Barbetta

Eugenetica e misurazione
Pietro Barbetta

Peppe Dell'Acqua. Il lavoro di salu... Pietro Barbetta

Della comunicazione democratica tra medi... Pietro Barbetta

Autismo: oltre le statistiche
Pietro Barbetta

Per scrivere un commento occorre aver letto e accettato le nostre Norme per la comunità.

comments powered by Disqus
Commenti: 22

Enrico Mar, 14/02/2012 - 01:46

In ragione delle sue meravigliose virtù taumaturgiche, con l'uscita del nuovo DSM, l'APA, come già fece nel settantatrè con centinaia di milioni di omosessuali, guarirà me e tanti che, pur riconoscendosi nell'orizzonte delle disabilità relazionali, quelle senza (o quasi) deficit cognitivi, non ne sono invalidati oltre le nuove soglie, più vincolanti, che si stanno decidendo. Come l'isteria, l'idiozia e la degenerazione, l'asperger sta giungendo alla fine della sua parabola di transient mental disease, ci saranno altri nomi per gli stessi problemi, o forse i nomi saranno generici, strambo, fissato, anaffettivo, pirla. Resto nell'incanto di quello che sarò quando sarò guarito.

Pietro Bianchi Mar, 14/02/2012 - 13:43

Scientificamente il DSM pare una barzelletta, ma è una di quelle barzellette che non fa ridere nessuno viste le conseguenze - performative e realissime - che ha sulle procedure di medicalizzazione e di trattamento della patologia mentale. Tuttavia bisognerebbe provare a resistere la tentazione (idealistica) di un foucaultismo miltante che riduce la patologia mentale ad effetto della pratiche di sapere/tecnologie di potere, così come quella (ingenuo-realistica) degli apparati ideologici di stato cognitivo-comportamentali che la elevano a dato di realtà (il "myth of the given"). Temo però che la psicoanalisi stia perdendo un'occasione (o forse abbia già perso) con le scienze cognitive, divisa com'è tra chi le adula pensando di trovare finalmente la legittimazione scientifica che pure Freud cercava (l'IPA) e chi le critica in nome di una ineffabilità dell'inconscio (molti, troppi, lacaniani) parecchio sospetta e senz'altro umanistica. Potevano essere l'occasione per provare finalmente a trovare una via materialistica alla psicoanalisi che anche Lacan alla fine della sua vita stava cercando.

Pietro Barbetta Mer, 15/02/2012 - 00:51

Infatti, non c'è niente da ridere col DSM, anche col prossimo venturo contro cui molti si stanno battendo seriamente. D'accordo col giudizio sulla psicoanalisi, solo in parte. Mi pare che parte dell'IPA, con le sue pretese di competizione sulla base di criteri altri cui la psicoanalisi dovrebbe adattarsi e con la sua torre d'avorio sia ben peggio. Non bisognerebbe dire agli psicoanalisti lacaniani (di cui non faccio parte) che sono umanisti, penso si offenderebbero, almeno nel momento della seduta. D'accordissimo sul foucaultismo militante, faccio il clinico di mestiere. Non credo affatto che l'Alzheimer sia una "costruzione sociale", il processo sociale che sostituisce il nome del medico al nome della malattia è l'unica cosa patetica che volevo sottolineare. In sostanza: chi ha pretese che si collocano sul versante narcisista (come costruire torri d'avorio o costruire metonimie cliniche), non può poi pretendere anche di sottrarsi allo sguardo ironico. Sebbene ciò accada costantemente.

gian luigi palamini Mer, 15/02/2012 - 01:37

il DSM ormai è un pò come la chiesa, da entità intoccabile sta diventando oggetto di critiche anche di figure professionali da cui non le si aspetterebbe (psichiatri, esperti di psicofarmacologia, ecc.). Per quel poco che ho potuto leggere (poi la frustrazione e poi dopo ancora il sonno hanno preso il sopravvento) è una raccolta di nozioni a-teoriche, come se il non avere una matrice teorica alle spalle potesse accontentare tutte le varie scuole di pensiero, della serie io non sono nemico di nessuno ma sono amico di tutti. Non riesco a spiegarmi bene lo so, è come se la sua pretesa fosse di elevarsi al di sopra delle umane miserie facendo finta di non esserne vincolato (come lo è il disturbo mentale nella maggior parte dei casi). Penso che sia sintomatico del paradosso in cui si muove la psicologia come disciplina in generale a volte, il rinunciare alle sue fondamenta culturali in modo da essere più scientifica, non accorgendosi che in questo modo si sradica e diventa come la prima casa dei 3 porcellini (passatemi la metafora)

Sterzi Mer, 15/02/2012 - 11:32

Ma ha senso battersi contro il DSM? Serve davvero?

Pietro Barbetta Mer, 15/02/2012 - 11:44

Non so, se hai figli, ti piacerebbe che ti consigliassero di dare un antipsicotico al/la bambino/a perché è a rischio di psicosi in età adulta? Ti piacerebbe che degli "esperti" ti dicessero che se il piccolo "ha" l'ADHD è a rischio di disturbi di personalità del cluster b? (questa è criptica, ma efficace, non sto scrivendo cose difficili, sto usando quel tipo di codici). Ha senso battersi per lo spostamento dei fondi del governo da acquisto d'armi a intervento sociale? Dipende da come pensi.

Pietro Bianchi Mer, 15/02/2012 - 12:00

Sono ben consapevole che i lacaniani si offenderebbero di fronte all'accusa di umanesimo. Lo faccio perché mi sta a cuore la causa freudiana. Avrebbero tutte le risorse teoriche e cliniche per non cadere nella trappola. Dicevo "tanti, troppi"... fortunatamente non ancora tutti dato che vi sono varie lodevoli eccezioni che andrebbero valorizzate (i lavori di Francois Ansermet e Pierre Magistretti, nel mondo accademico anglosassone Adrian Johnston, Lorenzo Chiesa, o persino i lavori di Cathrine Malabou su Freud e plasticità neuronale). Le scienze cognitive hanno lanciato una sfida che bisognava raccogliere. Invece spesso si tende a ridurre la scienza a razionalità strumentale, a sussunzione del particolare nel generale, o del concreto nell'astratto. A cui si opporrebbe una psicoanalisi misticheggiante che avrebbe accesso a quel "non so che" del soggetto, spesso rubricato nel concetto di "resto". E' giusto ridere e politicamente opporsi al "divenire DSM" generalizzato, ma è giusto anche (e forse necessario) che la psicoanalisi elabori un proprio pensiero all'altezza dei tempi. La comunità lacaniana è divisa (come fu diviso il maestro) tra scienza e fenomenologia e a volte rischia - ahimè - di scavarsi inconsapevolmente la fossa (o di togliersi l'aleph dalla fronte). E' un tema che in ogni caso esula dallo scopo del suo intervento, che in ogni caso ho molto apprezzato. Un caro saluto

Magda Guia Cervesato Mer, 15/02/2012 - 12:32

@Sterzi La tua domanda se abbia senso battersi contro il DSM è in senso relativo (ha ampiamente risposto Pietro) o assoluto? In tal caso intendi: serve combattere l'approccio manipolativo, il 'pensare finalizzato per scorciatoie accecanti il sacro' che pervadono tutto quanto? In effetti, come scritto quassù, pare spesso che il treno sia perduto su binari di brandelli. Poi a volte esce qualche sole

Pietro Barbetta Mer, 15/02/2012 - 15:06

Caro Altro Pietro, non so se l'omonimia c'entra, ma sono d'accordo con lei. Ansermet (lacaniano) è proprio un riferimento nel pensiero clinico, così Johnstone, a altri. Aggiungerei, per il mondo anglosassone, i lavori di Louis Sass, che, chissà perché, non vengono ancora pubblicati in lingua italiana (spero che gli editori cui sono stati proposti diano segnali di risveglio), idem Malabou, anche se i suoi lavori sulla plasticità mi sembrano meno ispirati rispetto ad altre sue opere filosofiche. Trovare una linea di fuga dal dispositivo scientifico dominante in ambito psicologico è sempre più difficile sul piano della posizione accademica e di carriera, insomma stante i criteri attuali fai più carriera se co-firmi (anche se non ci scrivi neanche una riga) un articolino da pubblicare sulle rivista note, che un libro che apre un dibattito culturale nella clinica. Ma il Golem che si è costruito, cui da tempo è stata cancellata l'aleph dalla fronte, questo mostro frontale (in più di un senso) ha pur sempre i piedi d'argilla.

gian luigi palamini Mer, 15/02/2012 - 17:55

Prof. Barbetta (la chiamo ancora così in qualità di ex allievo) mi sa che il vero dibattito si potrebbe fare sulle ultime righe del commento qui sopra, espone perfettamente quello che è un grande problema della disciplina/e al giorno d'oggi. Ho appena finito di leggere un articolo di Thomas Insel sul futuro delle neuroscienze e non posso pensare che, per quanto sia interessante, la comunità accademica sia così formale e impolverata da gradire di più un articoletto come questo che, come dice lei, "un libro che apre un dibattito culturale"

Pietro Barbetta Mer, 15/02/2012 - 22:03

Così pare si decideranno le carriere universitarie in molti ambiti umanistici che sempre più diventeranno ancelle della medicina. Del resto la medicina ha fatto la medesima fine, a sua volta. Immagino che chi oggi dovesse scrivere una tesi di medicina come "Il normale e il patologico" (di Georges Canguilhem) verrebbe espulso immediatamente dalla facoltà. Non crede? Sono esempi di totalitarismo sublime, Bion la chiamava Verità Assoluta.

gian luigi palamini Mer, 15/02/2012 - 22:48

probabilmente si, questa verità assoluta è come il comodo farmaco che somministra lo psichiatra, permette di de-responsabilizzarsi in quanto la scelta viene fatta in base ad essa. Forse anche il rivolgersi al DSM viene fatto in quest'ottica da chi lo venera a mò di bibbia.

Enrico Sab, 18/02/2012 - 00:35

A proposito dei nomi propri delle malattie, ci sono anche quelli che si prendono da terzi, per cui tre geni assoluti della scrittura hanno nominato tre perversioni, D. A. F. de Sade, Leopold von Sacher-Masoch e Restif de la Bretonne, sadismo, masochismo e retifismo. Curioso che nessuno psichiatra abbia dato il proprio nome a una perversione sessuale.

Pietro Barbetta Dom, 19/02/2012 - 00:42

Dei primi due scrive Deleuze nell'introduzione all'edizione francese della "Venere il pelliccia". A proposito del feticismo, abbiamo Gaëtan Gatian de Clerambault (1872–1934), campione di studi sul feticismo, che non ha ricevuto alcun riconoscimento golemico, Sarebbe stato perfetto, essendo lui studioso di feticismo e feticista contemporaneamente. C'è poi feticismo e feticismo, il feticismo del piede è assai diverso dal feticismo della scarpa. Il feticismo degl'indumenti si potrebbe chiamare tournierismo, o sindrome di Tournier, in omaggio al suo splendido monologo. Dai che facciamo proliferare altre variazioni.

Enrico Dom, 19/02/2012 - 03:00

L'e-rotomania è la sindrome di Clérambault, che non era e-rotomane ma feticista dei tessuti, le cose si complicano.

Provo con le lineette, non mi prendeva il commento per questa ragione:
Your submission has triggered the profanity filter and will not be accepted until the inappropriate language is removed.

Michele Capararo Lun, 20/02/2012 - 12:36

Ciao Pietro,
Il mondo degli eponimi in medicina è davvero creativo e ricco di suggestiuoni. Tra l'altro è stato proprio Kraepelin a omaggiare, nel suo trattato del 1910, il collega Alois Alzheimer dedicandolgi il morbo omonimo: pare difficile, a posteriori, scegliere tra vendetta e attestato di stima.
Ci sono anche eponimi più romantici, come la "paralisi da luna di miele" ovvero neuroaprassia del nervo radiale da compressione prolungata del plesso brachiale. Dopo la notte d'amore lui ,spossato, cinge col braccio la testa di lei e si addormentano felici. La pressione costante riduce l'afflusso di sangue e provoca una sofferenza neuronale transitoria. Per inciso, funziona anche se, più prosaicamente, ci si addormenta ubriachi...

Divagazioni a parte, mi sembra di poter dire, per esempio sulll'Asperger, che le diagnosi di successo sono come i capi d'alta sartoria: non vogliamo essere identificati con essi ma quando passano di moda subentra una certa stizza...

Pietro Barbetta Lun, 20/02/2012 - 23:24

Alzheimer tra l'altro è stato un grande clinico e si è sempre battuto per l'abolizione di ogni forma di coercizione e restrizione. Sto scrivendoci su un saggettino per il manifesto.

Pietro Barbetta Lun, 20/02/2012 - 23:25

Mamma mia 17 no!

Mariaelena Bart... Mar, 21/02/2012 - 01:02

"We cannot have psychiatry without names" Henry Brill

Pietro Barbetta Ven, 24/02/2012 - 00:11

Interesting character, Henry Brill, he has been one of the leader of the battle against homophobia in the psy field in the US. But I'm sure he's much better known for CPZ, isn't it?

Giacomo Conserva Mer, 29/02/2012 - 13:16

(avendo letto i commenti, e non ancora il testo primario) (si può fare anche così)
A PROPOSITO DI NOMI: quando sento parlare di cluster b (e mi capita) mi vengono in mente non i c.d. disturbi di personalità etc ma le bombe a frammentazione, le atroci cluster bombs. Sarà una deformazione di chi legge troppo in inglese (o si interessa troppo di guerre).- Comunque, il linguaggio è in ogni caso una macchina di guerra, anche. E il nostro mondo accoppia/ giustappone/ subordina la neutralità soi-disant del discorso scientifico alla strategia militare, e alla violenza organizzata (biopolitica o biocidio che sia).

Anonymous Mer, 29/02/2012 - 19:01

il nome s'installa nella malattia come un Golem nella soffitta di casa

© 2017 doppiozeroISSN 2239-6004Creative Commons - Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate